domenica 27 novembre 2011



«Mi sono spesso domandato se la maggioranza dell'umanità si soffermi mai a riflettere sul significato titanico dei sogni e sul mondo tenebroso al quale appartengono. Anche se per la maggior parte le nostre visioni notturne forse non sono altro che vaghi e fantastici riflessi delle nostre esperienze allo stato di veglia (oppure, come vuole Freud, riflessi simbolici puerili) vi è sempre un residuo il cui carattere ultraterreno ed etereo non consenteun'interpretazione ordinaria, e il cui effetto vagamente eccitant e e inquietante fa pensare a fuggevoli visioni d'una sfera dell'esistenza mentale non meno importante della vita fisica, e tuttavia separata da una barriera quasi insuperabile. Sulla base della mia esperienza, non posso dubitare che l'uomo, perduta nel sonno la coscienza terrena, in realtà si trovi a dimorare in un'altra coscienza incorporea, di natura molto diversa dalla vita che conosciamo e della quale permangono dopo il risveglio solo memorie lievi e indistinte.
Da questi ricordi confusi e frammentari, noi possiamo desumere molte cose, e tuttavia possiamo provare ben poco. Possiamo intuire che, nei sogni, la vita, la materia e la vitalità - quali le conosce la Terra - non sono necessariamente costanti; e che il tempo e lo spazio non esistono quali li comprende il nostro io allo stato di veglia.

Qualche volta, io credo che questa esistenza meno materiale sia la nostra vita più vera, e che la nostra vana presenza sul globo terracqueo sia un fenomeno secondario o semplicemente virtuale.»

(H. P. Lovecraft, "Oltre le mura del sonno")

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